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Li chiamano così, in Burkina, gli “sfollati”.

E’ dai fatti del 16 gennaio 2016 che scriviamo di terrorismo in Burkina, da quando ebbero inizio con i massacri di Ouagadougou al Cafè Cappuccino e contemporaneamente la stessa sera, a Djibo, il rapimento di due medici
australiani di oltre 80 anni, sposati e da anni operatori sanitari nel nord del Burkina, lei Jocelyn, rilasciata dopo un anno, lui Ken, sparito.

Tutti, e noi con gli altri, lo si riteneva un fatto isolato; non è stato così, in quattro anni la linea di questi episodi crudeli è stata esponenziale con picchi medi sull’asse delle ordinate, sempre maggiori; mentre scriviamo, oggi 25 gennaio, nel mercato all’aperto del povero villaggio di Silgadji, hanno macabramente separato maschi e femmine poi hanno sparato agli uomini: in 39 sono rimasti uccisi.

Una settimana fa, durante la nostra permanenza in Burkina per gli aiuti che ogni anno rechiamo di persona, ne hanno uccisi 38 sparando all’impazzata, in pieno giorno in un mercato di Sanmatenga, travestiti da militari tanto che nessun civile si era accorto fossero terroristi.

gendarmi burkinabe terrorismo

Sepolture “fresche” di gendarmi burkinabè uccisi dai terroristi

E le notizie di tali cruenti episodi non sono riportate tutte dai media locali (di tre assalti in zona di Pissila, sabato 18 gennaio, noi in zona con spari a distanza, uditi, non è stata divulgata notizia).

Il 2019, evocato come l’anno più nefasto per il Burkina per fatti efferati, che la popolazione riteneva fosse il “fondo toccato”, stante le tragedie di questo primo mese dell’anno, il 2020 sarà ancora più “profondo”. Gli assalti del 2019 hanno però dato vita ad un altro dramma, quello dei “déplacés”, gli sfollati... ormai ne danno in fuga quasi un milione dal confine Nord con il Mali e di recente, anche dal confine est con il Niger...

La povera gente spinta dal terrore di questi eventi incontrollabili (i militari pare non riescano a gestirli) abbandona tutto: i loro aridi orti e campi (80% del Burkina vive di agricoltura e pastorizia) le loro capanne di paglia e fango, gli animali, caricano quel che possono su un carretto trainato da un asino e partono verso la periferia di cittadine più a sud o verso il centro del Paese, per andare a stabilirsi in tende di fortuna o manufatti abbandonati.

Ogni mattina fin dalle 4, le donne si presentano in lunghe file, davanti a chiese, luoghi di culto, Caritas, casa del sindaco, in attesa di un po’ di cibo e bidoni di plastica per rifornirsi di acqua.

tende sfollati kaia

Tende-casa costruite da sfollati alla periferia Est di Kaia

Da oltre un decennio la nostra Solidaid Onlus porta aiuti in Burkina, che ha il triste primato del terz’ultimo stato più povero del mondo e seguendo via via anche questi fatti socio-distruttivi, abbiamo notato che vi è stata ed è in corso una puntuale scelta “intelligente” delle vittime: hanno iniziato uccidendo alcuni stranieri paramilitari (?) (Cafè Capuccino), poi medici volontari, poi turisti-volontari, poi sacerdoti, poi sindaci tenaci, poi chiese
cattoliche, protestanti e musulmane, poi attacchi a minatori delle miniere d’oro, poi a fedeli durante le cerimonie di culto e loro ministri; quindi hanno minato piste e strade ed infine la più crudele, travestiti da gendarmi e poliziotti mischiandosi a gente di poveri mercati locali e, all’improvviso, sparando su tutti....

Dimenticavamo, un mese fa furono uccisi 36 donne e bambini! Che precisione di scelta! A nostro avviso, e lo suggeriamo a questi individui, gli manca solo un obiettivo, semmai non lo avessero considerato ancora: gli asini!! La vera forza motrice del Burkina Faso, il trattore della loro economia agricola e dei loro spostamenti. “- Uccidete gli asini e davvero il Burkina sarà immobilizzato. E parlando di asini (con rispetto per gli animali) non dovreste avere difficoltà nello scovarli, avendo con essi una affinità di neuroni eccellente! –“

W.V.

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