E’ novembre 2009, scendo dalla scaletta dell’aereo mentre un fiotto continuo di aria calda mi investe. Sono certo: è il motore dell’aereo al minimo, non respiro quasi!
A Parigi dava + 8 gradi cinque ore fa.
Ma la scaletta è davanti! ……. È l’aria di Ouagadaugdu (Uagà) alle 20,30 di sera (37, 38 gradi….. diceva il display dell’air France, ricordo).
Sto andando a verificare il buon fine dello scavo di pozzi d’acqua ordinati con fondi italiani e incontrare istituzioni umanitarie operative.
Il Burkina è il 3° ultimo Paese del mondo per reddito pro-capite (meno di 1 $ al dì per abitante), grande un po’ meno dell’Italia ma con solo 14 milioni di abitanti.
L’acqua è un problema, grande davvero. Te ne rendi conto mentre tenti di aprire le manopole del rubinetto della doccia dell’albergo gestito dalle suore missionarie.
Il condizionatore mi salva le notti, anche se va a palla, dopo 10 minuti non lo sento più, i muri della stanza rimangono caldi.
In attesa di visitare Zekunga, Tass e Damsi, i tre villaggi nei quali le suore missionarie “F. di Croce” hanno chiesto di cercare l’acqua e installarvi un pozzo ciascuno, noto che onlus e ong qui sono quasi l’unica presenza dell’uomo occidentale in Burkina.
Seguendo le sigle di tali organizzazioni sui pick up, incontro un gruppo di 14 italiani che in ampi capannoni di un “Centro fieristico” di Uaga visitano, controllano e licenziano 700 persone al giorno, con problemi di miopia, ma SENZA OCCHIALI, che entrano al mattino “poco vedenti” e la sera escono dal quartiere con occhiali adeguati e VEDENTI. Così sarà per 7 giorni tondi, al termine 5.000 (cinquemila) persone, vedono! Assisto ad alcuni “miracoli” di persone anziane cui mancavano varie diottrie che agitano le mani davanti a loro come per acchiappare qualcosa: “è una specie di prova che viene naturale a chi non sa da tempo cosa è il buon vedere”, mi dice Alessandro di Sora (RM).
Le lenti sono installate su occhiali di note marche e che in Italia non vogliono più perché la moda ha girato l’angolo.
Nel pomeriggio, visito l’orfanotrofio di Ziniaré (40 km a Est di Uaga). Accoglie 120 piccoli orfani da 0 a 10 anni. Marie Denise e Veronique le suore che accolgono (dopo uno sterrato su fine terra rossa che lascia il segno nel fazzoletto) sono solari, seppur di ebano nero che spunta dal saio bianco.
Una mini-folla di bimbi scalzi attorno, non si riesce ad uscire dal locale cucina.






