“…considerando che l’amore non ha prezzo
Lo pagherò offrendo tutto l’amore che ho”
23gennaio, di nuovo in aeroporto
3 settimane dopo il rientro da Ouaga.
Conto i minuti che mi restano per trovare il check in ancora aperto e prendere il volo.
Conto i secondi che segnano la fine del weekend.
Numeri su numeri affollano la mia testa. Sempre.
…e pensare che c’è un luogo,
6h di volo da qui,
4.000 km da qui
Uno dei Paesi più poveri al mondo,
In una città che non sapevo nemmeno pronunciare
Dove i numeri non contano niente
Dove nessuno conta i secondi, i minuti, ma nemmeno le ore che passano
Tutto è scandito dal sole che sorge e tramonta
Un incedere lento e naturale.
4.000km dentro me stessa.
Mi sono ritrovata in chiesa il 31 dicembre. Uomoni, donne e bambini ringraziavano il Signore per quanto avevano ricevuto e chiedevano perdono per le loro colpe e per quelle della comunità ed io, nonostante gli sforzi, mi trovavo sempre ad elencare punto per punto tutti i desideri da realizzare nel nuovo anno…ma era il mio primo giorno in Burkina Faso.
…e pensare che c’è un luogo,
6h di volo da qui,
4.000 km da qui
Uno dei Paesi più poveri al mondo,
In una città che non sapevo nemmeno pronunciare
Dove i desideri non si esprimono, non per pudore, ma perché anche l’immaginazione e la conoscenza sono un lusso.

Sono tornata da due giorni dal mio primo viaggio in Africa e ancora mi devo riabituare alla solita vita.
Tutto qui mi sembra un po’ piatto; mi sento un po’ apatica. Sarà la stanchezza, ma soprattutto il fatto che ho nel cuore, ancora vivide, miriadi di emozioni contrastanti raccolte in questa esperienza: tutte così estreme da essere quasi irriconoscibili e indistinguibili tra loro. Ho la sensazione che quello che ho percepito sia esagerato: la gioia del sole, della natura, dell’anima delle persone, è stata grande al pari della tristezza per la povertà, la mancanza di acqua e la presenza di malattie. Emozioni di tale intensità e sopraggiunte con una tale rapidità da risultare ancora incomprensibili e travolgenti.
Il tempo mi aiuterà a rielaborarle e intanto ripercorro giorno per giorno quello che ho vissuto...
La mia missione in Burkina Faso era di tipo “creativo-educativo”: io e altre due ragazze, Cecilia ed Elisabetta, abbiamo allestito un progetto di dieci giorni nell’orfanotrofio di Guilongoù (paese 40km a nord della capitale) per rendere le vacanze di questi bambini un momento di gioco e sfogo dopo un anno di fatiche.
La prima volta che mettiamo piede nell’Orphelinat è sera, i bimbi sono a letto e noi abbiamo appena affrontato un lungo viaggio dall’Italia. Il posto ci sembra subito grande e accogliente; facciamo conoscenza con le suore che lo gestiscono, ma è tardi: rimandiamo tutto all’indomani mattina.
Così raggiungiamo il nostro alberghetto lì vicino. È carino e pulito e la cena che ci viene servita è ottima. Siamo tranquillizzate e abbiamo bisogno di riposare perciò: buonanotte!
Arriva finalmente la prima mattina: apro la portafinestra di camera mia e mi trovo davanti all’Africa! Campi arsi dal sole, gli animali e gli uccelli che mi hanno disturbato tutta la notte con i loro meravigliosi versi e la gente già all’opera da almeno un paio d’ore. Sono ancora stanca e frastornata ma mi dico: sono in Africa e devo svolgere una missione. Sento arrivare le energie, quindi pane e latte in polvere e dritta dai bambini.
Alla luce del sole ci rendiamo conto che “Les Saints Innocents” è davvero un bel posto. Le suore ci spiegano che parte del loro lavoro è anche mantenere buoni contatti con le associazioni umanitarie; è per questo che la struttura è stata fatta con l’aiuto di tanti paesi diversi: Italia, Spagna, Germania, America, Francia… Eravamo ammirate: questo luogo è finalmente il frutto di una concreta cooperazione internazionale e la dimostrazione che qualcosa per l’Africa si può fare!

Siamo partiti alle 7 in punto da Ouaga, la capitale, direzione nord – est. Il nostro scopo oggi è visitare il liceo agricolo di Lebda che dista 150 km.
Sarà un viaggio faticoso perché fare 300 km in una giornata in Burkina mettono a dura prova schiena e fondoschiena…!
Il paesaggio è arido, con le capanne circolari, i villaggi poveri pieni di spazzatura e di sacchetti di plastica neri ( quando tira un po’ di venti volano, si agitano, sembrano tanti polli starnazzanti…) e per la strada i carri colmi tirati da asinelli condotti da donne o da bambini….. e gli uomini cosa fanno?
A metà viaggio si fa una sosta in un piccolo villaggio e arrivano, subito i bambini. Non gli capita tutti i giorni vedere dei “bianchi”, così oggi noi siamo il loro divertimento!
Ci sorridono ma non chiedono assolutamente nulla, sono composti pur nella loro povertà. Uno di noi ha il “coraggio” di bere un caffè al “bar” locale… visto che l’acqua è bollita (almeno spera), lo seguo… non è il massimo ma avevo voglia di qualcosa di diverso dall’acqua ormai calda della bottiglia di plastica. Mi siedo per “assaporare” quel liquido scuro , alzo gli occhi e scopro una moltitudine di visetti neri da cui spiccano occhi e denti bianchissimi, che mi osservano divertiti…..Mi metto a ridere pure io, mi sembra di essere una scimmia dello zoo…
Dopo un po’ si riparte . La strada, mano a mano che ci si allontana dalla capitale diventa sterrata!
una lunga striscia di terra rossa piena di buche…
Finalmente in lontananza il liceo, in mezzo al nulla. Ci fermiamo nel cortile e veniamo accolti da un insegnante che corre a chiamare il direttore del liceo, un religioso il cui Ordine non ricordo.. è molto giovane, una persona in gamba che ci fa conoscere altri insegnanti. Spiega che è poco che esiste questa scuola, che vicino c’è una diga per cui possono avere acqua. Insiste nel voler farci visitare una classe così, preceduti da lui entriamo…
Appena i ragazzini vedono il direttore si alzano in piedi. Sono commossa nel vedere la compostezza di questi giovani di 12 – 13 anni. Il direttore, un po’ timidamente, chiede se fra di noi c’è un medico per fare visitare una ragazzina, è la capoclasse, ha grossi problemi ai piedi e cammina con difficoltà.






